storia del caffèstoria del caffè

Il caffè si caratterizza sin dall’antichità come una bevanda pregiata, ottenuta dalla macinazione dei semi di particolari specie di alberi tropicali appartenenti al genere Coffea. Sino al secolo scorso non si era certi sul luogo di origine della pianta, ma si ipotizzava provenisse da Etiopia, Persia o Yemen. In un manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” si legge che il miglior caffè è quello proveniente dalla città di Mokha, nello Yemen.

Sull’origine del caffè esistono diverse leggende, tra cui quella nella quale si narra che il pastore Kaldi portava a pascolare le capre in Etiopia ed un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiarne le bacche e a masticarne le foglie: di notte le capre si misero a vagabondare energicamente piuttosto che dormire. Il pastore notata questa insolita reazione prese i semi della pianta che aveva rinvigorito il suo gregge e li abbrustolì, macinandoli e facendone un infuso.

Un’altra leggenda narra che il profeta Maometto un giorno ebbe un malore e gli apparve l’Arcangelo Gabriele che gli offriva una pozione nera creata da Allah, con la quale tornò subito in forze. Si parla poi di una strana e alquanto curiosa storia secondo la quale in Abissinia, dopo un incendio di piante selvatiche di caffè si diffuse nell’aria il caratteristico profumo per chilometri e chilometri.

Stando a quanto riportano gli scritti, nel XV secolo la conoscenza della bevanda a base di caffè si estese da Damasco al Cairo, per arrivare fino ad Istanbul dove veniva consumata nei tipici luoghi di ritrovo. Francis Bacon nell’opera Sylva Sylvarum edita nel 1627, descrive per primo i locali nei quali i turchi erano soliti sedere per bere del caffè. La pianta del caffè fu descritta in Europa da diversi botanici. La città di Venezia, dati i suoi traffici con l’Oriente fu la prima città italiana ad utilizzare il caffè in Italia, pare già dal XVI secolo, ma le prime botteghe furono aperte nel 1645.

In questi anni erano le potenze coloniali a gestire le esportazioni di caffè. Il caffè etiope arrivava in Italia, quello dell’Africa in Francia e in Inghilterra. Gli Stati Uniti prendevano il loro oro nero dall’America Latina. Nel Seicento il caffè fu però tenacemente osteggiato, dal mondo ecclesiastico che ovviamente diffidava della provenienza araba. Non era ben visto nemmeno l’uso di andare nelle locande a bere il caffè, perché questi luoghi venivano considerati luoghi di perdizione. Nonostante tutto questo però fu lo stesso pontefice Clemente VIII a voler provare questa bevanda prima di condannarla. Dopo averne assaggiato una tazza decretò di santificarla, affermando che era talmente deliziosa che sarebbe stato disdicevole lasciarla solo ai miscredenti.

Dalla seconda metà del XVII secolo il caffè iniziò ad essere venduto sui banchi dei venditori ambulanti insieme alla cioccolata e a bevande rinfrescanti. Sorsero diversi eleganti caffè in ogni parte d’Italia ed Europa. Le coffee houses divennero centri di attività sociali e mondane mentre in Inghilterra si diffusero le “Penny Universities”, luoghi nei quali con un penny era possibile acquistare un’ottima tazza di caffè ed entrare in interessanti discussioni. Numerosi uomini d’affari crebbero a livello commerciale sfruttando il potere sociale dei luoghi nei quali si beveva il caffè.

I caffè si diffusero anche nella Nuova Amsterdam di un tempo, oggi New York. In seguito all’imposizione di pesanti tasse sul tè da parte di Re Giorgio, gli abitanti delle colonie buttarono in mare tutte le scorte a loro disposizione. Fu così che il caffè si impose come bevanda preferita anche negli Stati Uniti.

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